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Ryan Gander crea opere spesso invisibili, come annunci anonimi su un quotidiano, o ambienti che si confondono nel contesto architettonico in cui vengono realizzati. Opere che creano narrazioni sfuggenti, che danno la sensazione che lo spazio sia abitato da personaggi o attraversato da storie ancora da cogliere. Mistificatore, narratore di situazioni inverosimili che si confondono con la realtà quotidiana. Nell’intervenire all’interno, e nei dintorni, di quell’ibrido storico e culturale che è il padiglione de l’Esprit Nouveau di Bologna (1925-1977), Ryan Gander ha adottato un approccio ludico e fantastico che - partendo dalla ricostruzione linguistica di questo edificio, progettato da Le Corbusier quale simbolo delle utopie del funzionalismo modernista - e seguendo le sue alterne vicende fino alla sua ricostruzione a Bologna nel 1977, in occasione della fiera SAIE, svincola il suo intervento dall’essere un atto di mera presa di coscienza intellettuale per divenire, attraverso dieci interventi che l’artista installerà nelle sale interne del padiglione ma anche nel parco pubblico circostante, una vera e propria macchina del tempo che permette di viaggiare avanti e indietro nel tempo e nello spazio, dal 1925 al 1977, per tornare al presente (2006) e tentare un balzo vertiginoso e fantastico (…il 2056), quale dispositivo ludico che è anche una dichiarazione d’intenti nei confronti dell’istituzione museale e di ciò che essa dovrebbe essere in grado di rappresentare o preservare. Date: INAUGURAZIONE: 30 marzo 2006, h. 19:00 Luogo: Bologna Padiglione Esprit Nouveau, Piazza Costituzione 11 Informazioni: Ufficio Stampa, tel. 051 502859
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